L’ernia peritoneo-pericardica diaframmatica nel cane e nel gatto

L’ernia peritoneo-pericardica diaframmatica nel cane e nel gatto

Che cos’è l’ernia peritoneo-pericardica diaframmatica?

È una malformazione congenita del diaframma, presente quindi fin dalla nascita, che mette in comunicazione la cavità addominale con lo spazio che circonda il cuore, chiamato sacco pericardico. A differenza di altre ernie diaframmatiche, non coinvolge la cavità pleurica. Attraverso il difetto, alcuni organi addominali possono spostarsi all’interno del sacco pericardico.

 

Quali animali possono esserne colpiti?

La malformazione è descritta sia nel cane sia nel gatto. Non esistono dati certi sulla sua ereditarietà, anche se è stata riscontrata in più soggetti di una stessa cucciolata di Weimaraner. In uno studio su 128 cani, il Weimaraner era la razza più rappresentata. Nel gatto, le razze maggiormente colpite sono il Persiano, Maine Coon ed il Ragdoll nell’ esperienza dell’ autore

 

Come si sviluppa questa malformazione?

Il meccanismo di formazione non è completamente chiarito. Secondo alcune ipotesi, durante lo sviluppo embrionale una parte del diaframma, chiamata setto trasverso, si forma in modo anomalo, lasciando un’apertura nella sua porzione ventrale. Più raramente potrebbe essere presente una sottile membrana destinata a rompersi facilmente. Il difetto consente agli organi addominali di entrare nel sacco pericardico.

 

Quali organi possono spostarsi verso il cuore?

Gli organi e i tessuti che si spostano più frequentemente sono fegato, cistifellea, legamento falciforme, omento, milza e piccolo intestino. Lo stomaco è coinvolto più raramente.

 

Quando sospettarla nel proprio animale?

I segni possono essere poco specifici e dipendono dalle dimensioni del difetto e dagli organi coinvolti. Possono comparire dimagrimento, dolore addominale, ridotta tolleranza all’esercizio, inappetenza, diarrea e vomito. In alcuni animali si osservano anche difficoltà respiratoria, aumento della frequenza respiratoria, tosse o segni cardiovascolari. Un animale può tuttavia non manifestare alcun sintomo per molti anni.

 

È possibile scoprirla casualmente?

Sì. La malformazione può essere identificata durante accertamenti eseguiti per altri motivi. Secondo i dati riportati, il riscontro è casuale nel 40–50% dei gatti e nel 46% dei cani. Se il difetto è piccolo, anche la visita clinica può risultare normale. Nei difetti più ampi, il veterinario può riscontrare un addome di volume ridotto, toni cardiaci attenuati o uno spostamento della sede in cui si percepisce il battito cardiaco.

 

Possono esserci altre malformazioni associate?

Sì. Possono coesistere difetti dello sterno, ernie della parte craniale dell’addome, ernie ombelicali e difetti congeniti all’interno del cuore.

 

Come si arriva alla diagnosi?

Le radiografie del torace possono mostrare un’ombra cardiaca ingrandita, lo spostamento dorsale della trachea e la presenza di organi addominali o tessuto adiposo all’interno del sacco pericardico. Le radiografie addominali possono evidenziare una cavità addominale ridotta e l’assenza di alcuni organi dalla loro sede abituale. L’ecografia consente di formulare una diagnosi certa. Anche la tomografia computerizzata e la risonanza magnetica possono essere utili per confermarla.

 

È sempre necessario operare?

No. Nei pazienti che non presentano sintomi può essere indicata una gestione conservativa. Il trattamento chirurgico è invece destinato ai pazienti sintomatici. La scelta dipende quindi dalla situazione clinica del singolo animale e dalla preferenza del medico e del proprietario.

 

Quando l’intervento diventa urgente?

La chirurgia può diventare urgente quando gli organi addominali rimasti intrappolati nell’apertura erniaria vengono strozzati. In questi casi è necessario intervenire per risolvere la condizione.

 

Qual è lo scopo dell’intervento chirurgico?

L’obiettivo è riportare delicatamente gli organi nella cavità addominale e chiudere il difetto del diaframma. In genere il chirurgo accede attraverso un’incisione sulla linea mediana dell’addome, che permette anche di correggere eventuali ernie addominali associate. In alcuni casi è necessario ampliare l’apertura per riposizionare gli organi; se alcuni lobi del fegato risultano gravemente alterati, può essere necessaria la loro rimozione. Per difetti molto grandi, il pericardio può essere utilizzato per ricostruire la zona da chiudere.

 

Quali controlli sono necessari subito dopo la chirurgia?

Durante l’intervento è importante gestire l’eventuale presenza di aria nel sacco pericardico o nella cavità pleurica. Dopo la chiusura del difetto, il chirurgo provvede, quando necessario, a rimuovere l’aria dal pericardio e, se è stata aperta la cavità pleurica, a risolvere lo pneumotorace. Subito dopo l’intervento si eseguono radiografie del torace per escludere la presenza di aria nel sacco pericardico (pneumopericardio) e/o nella cavità pleurica (pneumotorace).

 

Quanto dura il ricovero dopo l’intervento?

Le ore successive alla chirurgia sono le più delicate: molte complicanze, soprattutto le più gravi, insorgono entro 24-36 ore, anche se alcune possono manifestarsi nei giorni successivi. In assenza di complicanze, possono essere sufficienti 24-36 ore di ricovero. In presenza di lesioni concomitanti di altra natura il ricovero può prolungarsi.

Nelle prime ore dopo l’intervento, oltre alla valutazione clinica di base, è fondamentale monitorare con attenzione la frequenza e il tipo di respiro, insieme al tracciato elettrocardiografico. Prima delle dimissioni è sempre buona norma eseguire delle radiografie toraciche di controllo associate o meno ad un controllo ecocardiografico.

 

Qual è la prognosi?

La prognosi è generalmente ottima sia negli animali senza sintomi gestiti in modo conservativo sia nei pazienti sintomatici sottoposti a chirurgia. La presenza contemporanea di una malattia cardiaca può peggiorare la prognosi, soprattutto in relazione alla progressione della patologia cardiaca.

 

Come si gestisce la convalescenza a casa?

Dopo la dimissione l’animale deve essere tenuto a riposo assoluto per un mese, evitando il più possibile salti, corse e giochi, cioè tutti i movimenti che potrebbero causare il cedimento delle suture: il diaframma deve guarire pur essendo sollecitato a ogni atto respiratorio. Oltre alla limitazione dell’attività fisica, il paziente riceve una terapia analgesica per qualche giorno post dimissione. Inoltre è importante far indossare un collare elisabettiano e/o un body chirurgico per evitare il leccamento ed trattamento della ferita chirurgica.  Come nel periodo perioperatorio, una corretta gestione a casa riduce il rischio di complicanze tardive. Nel mese successivo all’intervento possono verificarsi sieromi e infezioni della ferita chirurgica, cedimento della sutura addominale e, tra le complicanze più gravi, il cedimento dell’erniorrafia con nuova erniazione degli organi.

 

L’ernia può ripresentarsi?

Una recidiva è sempre possibile e il rischio aumenta se le indicazioni postoperatorie non vengono rispettate scrupolosamente. Il diaframma è sollecitato a ogni atto respiratorio, e questo rende la sua guarigione più complessa; un riposo insufficiente può quindi portare al cedimento dell’ erniorrafia.

“DVM, MRCVS, MSc (Oncologia), GpCert(SASTS), GpCert (ENDO), Dipl. European College of Veterinary Surgeon (ECVS), EBVS European Specialist in Small Animal Surgery”
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