Il tuo gatto dorme più del solito, mangia meno? Ha iniziato a dimagrire, ogni tanto vomita oppure beve e urina più di prima?
Nei gatti, queste situazioni sono abbastanza comuni, soprattutto negli anziani e non sempre è facile risalire alla causa.
A volte questi segnali vengono attribuiti semplicemente all’età o alla progressione di una malattia renale già conosciuta.
Eppure, in alcuni casi, dietro a un gatto che “non sta bene” senza un motivo apparentemente chiaro può esserci un’infezione dei reni: la pielonefrite.
La pielonefrite può essere difficile da riconoscere. I suoi sintomi sono spesso vaghi e possono assomigliare a quelli di molte altre malattie.
Il gatto può non avere dolore quando urina, non presentare sangue nelle urine e persino non avere la febbre.
Per questo, quando un gatto cambia improvvisamente comportamento, appetito o condizioni generali, e soprattutto quando ha problemi renali o in generale urinari già noti e peggiora repentinamente, è importante non attendere poichè potrebbe essere insorta un’infezione renale.
In questo articolo, quindi, vediamo che cos’è la pielonefrite, quali gatti sono più a rischio, quali segnali possono farla sospettare e come viene diagnosticata.
Cos’è la pielonefrite?
La pielonefrite è un’infezione del rene, che in particolare colpisce il bacinetto renale, dove viene raccolta l’urina prodotta, ed anche il tessuto renale circostante.
Nella maggior parte dei casi, l’infezione è causata da batteri che, dall’area genitale, risalgono attraverso l’uretra e raggiungono la vescica. Da qui possono continuare a risalire attraverso gli ureteri fino a raggiungere uno o entrambi i reni.
Quali gatti sono maggiormente predisposti?
La pielonefrite può colpire gatti di qualsiasi età, ma viene riscontrata più frequentemente nei soggetti anziani, in particolare in quelli già affetti da malattia renale cronica, importante fattore di rischio.
Possono inoltre essere maggiormente predisposti i gatti di sesso femminile, con altre patologie dell’apparato urinario che ostacolano il normale deflusso dell’urina e favoriscono la proliferazione batterica (calcoli urinari, cistiti batteriche, neoformazioni, alterazioni anatomichedelle vie urinarie) e gatti affetti da malattie sistemiche o sottoposti a terapie che riducono le difese immunitarie.
Quali sono i sintomi della pielonefrite nel gatto?
Uno degli aspetti che rende la pielonefrite particolarmente insidiosa è la possibile assenza di sintomi specifici.
Il gatto può apparire semplicemente abbattuto, mangiare meno, perdere peso o presentare episodi di vomito.
I reni possono essere dolenti. Possono inoltre comparire aumento della sete e della produzione di urina, soprattutto quando è presente anche una malattia renale cronica.
In alcuni casi sono presenti sintomi riferibili alle basse vie urinarie, come urinare frequentemente, produrre piccole quantità di urina, manifestare dolore durante la minzione o avere sangue nelle urine.
È importante sapere, tuttavia, che questi sintomi possono mancare completamente: alcuni gatti con pielonefrite non mostrano alcun disturbo urinario.
Anche la febbre non è sempre presente, nonostante ci sia un’infezione attiva in corso.
Per questo motivo la malattia può essere difficile da riconoscere basandosi esclusivamente sui sintomi.
Come si diagnostica la pielonefrite nel gatto ?
In presenza di sintomi di malessere come descritto, è importante sottoporre il gatto ad una visita veterinaria, soprattutto se anziano o affetto già da malattia renale cronica, patologie delle vie urinarie o altre condizioni predisponenti.
Durante la visita il Medico Veterinario valuta le condizioni generali del gatto, lo stato di idratazione, la temperatura corporea e l’eventuale presenza di dolore.
In base ai sintomi e alla storia clinica può quindi consigliare alcuni esami di approfondimento.
Gli esami del sangue permettono di valutare la funzionalità renale e di ricercare eventuali alterazioni associate all’infezione o all’infiammazione.
L’esame delle urine fornisce informazioni importanti sulla capacità dei reni di concentrare l’urina e sulla possibile presenza di sangue, proteine, cellule infiammatorie o batteri.
Particolarmente importante è l’urinocoltura, che permette di verificare la presenza di un’infezione batterica e di identificare il microrganismo responsabile.
Quando possibile, il campione viene prelevato in condizioni sterili direttamente dai reni (mediante pielocentesi) o in alternativa dalla vescica (mediante cistocentesi).
Quando viene identificato il batterio responsabile, l’antibiogramma aiuta il veterinario a scegliere l’antibiotico più appropriato, evitando quando possibile terapie antibiotiche non mirate.
Un altro esame molto utile è l’ecografia dell’apparato urinario, attraverso la quale il Medico Veterinario può esaminare reni, bacinetti renali, ureteri e vescica.
L’ecografia può evidenziare alterazioni compatibili con un processo infiammatorio o infettivo e permette di ricercare eventuali condizioni predisponenti, come calcoli o ostruzioni delle vie urinarie.
Non esiste tuttavia un singolo esame che, in tutti i casi, consenta da solo di diagnosticare con certezza una pielonefrite ma è il Medico Veterinario che, integrando le informazioni a sua disposizione, formula la diagnosi.

Fig. 1 - Sezione ecografica trasversale di un paziente affetto da pielonefrite: Si riscontra aumentata ecogenicità del grasso che circonda il bacinetto renale, associata a lieve dilatazione di quest’ultimo (per gentile concessione della Dr. Annalisa Liotta, DiplECVDI)
Perché è importante riconoscere la pielonefrite nel gatto?
La pielonefrite può determinare un danno renale grave e rapido. Se non viene diagnosticata e trattata adeguatamente, può compromettere la funzionalità renale e contribuire allo sviluppo o alla progressione di una malattia renale cronica.
Nei casi più gravi, l'infezione può inoltre diffondersi a livello sistemico fino a determinare la sepsi, una condizione potenzialmente mortale.
Il riconoscimento tempestivo della pielonefrite è dunque fondamentale per migliorare la prognosi.
A tal fine è importante osservare attentamente il comportamento del proprio gatto e rivolgersi al Medico Veterinario non appena si nota un cambiamento delle sue abitudini o delle sue condizioni generali.





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