Vi sono diverse patologie che possano far assumere una colorazione “gialla” al nostro gatto, e con questo articolo vogliamo chiarire la nomenclatura e i diversi stati patologici che possono portare a questa condizione.
La bilirubina è un prodotto di degradazione dell’emoglobina contenuta prevalentemente nei globuli rossi (eritrociti). Questo processo rientra all’interno del fisiologico invecchiamento degli eritrociti: una volta completata la loro vita vengono “distrutti” e alcune loro componenti riciclate ed altre eliminate.
La bilirubina si divide in tre frazioni:
- Coniugata: bilirubina resa idrosolubile in seguito a un processo di coniugazione a livello epatico che consente poi di eliminarla tramite le urine e le feci;
- Non coniugata: bilirubina non idrosolubile, per lo più legata all’albumina, prima del processo di coniugazione;
- Delta: piccola frazione di bilirubina coniugata ma legata alle albumine.
Con ittero si intende una colorazione giallastra che possono assumere i tessuti, la pelle e le sclere in seguito al deposito di pigmento biliare.
Con iperbilirubinemia si intende un aumento patologico della bilirubina sierica, mentre con bilirubinuria si fa riferimento alla sua concentrazione nelle urine, alterazione che compare solitamente più precocemente rispetto all’aumento ematico di bilirubina, sottoforma di urine di color ambrato/intensamente giallo.
Una piccola frazione di bilirubina nel cane, soprattutto maschio intero e con urine concentrate, è considerato un reperto fisiologico, mentre nel gatto è sempre da considerarsi patologico salvo in corso di interferenze analitiche (es. presenza di urine pigmentate/colorate).
In medicina, la bilirubina ematica viene utilizzata come marker di funzionalità epatica, di patologia colestatica e come supporto a una diagnosi di anemia emolitica; pertanto, le cause di ittero possono essere svariate, e si possono riassumere nelle seguenti categorie:
ITTERO PRE-EPATICO
Questa categoria è correlata ad un’aumentata produzione di bilirubina in seguito ad aumentata distruzione degli eritrociti in corso di processi emolitici, come ad esempio in seguito a distruzione immunomediata (es. auto-anticorpi contro gli eritrociti), stress ossidativo (es. esposizione a sostanze ossidanti endogene o esogene), frammentazione (es. vasculiti) etc.
I pazienti che presentano questo tipo di ittero sono gravemente ed acutamente anemici e possono presentare alterazioni della morfologia dei globuli rossi che suggeriscono la patogenesi sottostante.
La frazione di bilirubina che aumenta in corso di emolisi è prevalentemente quella non coniugata, soprattutto in una fase iniziale della malattia.
L’ittero compare nel momento in cui la produzione di bilirubina supera la capacità del fegato di poterla coniugare e metabolizzare.
ITTERO EPATICO
Questa categoria è correlata a una ridotta captazione della bilirubina non coniugata da parte del fegato e una sua incapacità di coniugarla (quindi rendere la bilirubina idrosolubile per poterla eliminare).
Gli stati patologici che si annoverano in questa categoria sono quelli che portano a una riduzione della massa funzionante del fegato (disfunzione/insufficienza epatica).
Le cause possono essere le più svariate, tra cui patologie congenite (es. shunt porto-sistemici in soggetti giovani), metaboliche (es. lipidosi, diabete mellito), neoplastiche (es. patologie infiltrative, linfoma), infettive/infiammatorie (es. peritonite infettiva felina, epatite cronica, epatite batterica), tossiche e ipossiche.
In questa categoria, le bilirubine coniugata e non coniugata possono risultare ugualmente aumentate.
ITTERO POST-EPATICO
Questa categoria è correlata a una ridotta escrezione di bilirubina coniugata in seguito patologie colestatiche, e possono essere divise in colestasi ostruttiva o funzionale.
La colestasi ostruttiva indica un ridotto/rallentato flusso della bile nei canalicoli e nei dotti biliari (quindi all’interno del fegato o a livello extra-epatico); esempi di patologie colestatiche ostruttive sono presenza di calcoli biliari, neoplasie e processi infiammatori (es. colangiti, pancreatiti).
In questi casi, la frazione della bilirubina maggiormente presente è quella coniugata: il fegato funziona bene, ma non riesce a escretare la bilirubina correttamente. In corso di patologie ostruttive, l’ittero e l’iperbilirubinemia risultano essere molto più marcati e gravi rispetto alle categorie riportate in precedenza.
La colestasi funzionale invece è correlata a fenomeni settici o flogistici gravi di natura sistemica, e non direttamente correlati al fegato o alle vie biliari. In corso di queste patologie, l’alterato/rallentato flusso di bile dal fegato in assenza di ostruzione meccanica viene indotto da una ridotta capacità delle proteine di trasporto della bilirubina con le quali competono sostanze pro-infiammatorie prodotte dall’organismo.
Rispetto alla specie canina, nel gatto non è infrequente riscontrare ittero clinico, e la presenza di questa alterazione è indicativa di un processo patologico grave e da indagare rapidamente.
Se ci sia accorge di questa “colorazione anomala”, è importante portare il proprio gatto il prima possibile dal Medico Veterinario in modo che possa eseguire approfondimenti diagnostici mediante esami di laboratorio di base (esame emocromocitometrico, profilo biochimico ed esame delle urine) e mediante diagnostica per immagini.





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