Ulcera corneale indolente: una patologia che colpisce il cane e raramente il gatto

Ulcera corneale indolente: una patologia che colpisce il cane e raramente il gatto


Il vostro cane ha una lesione corneale che nonostante le cure tende a non guarire e perdurare nel tempo (da settimane o mesi), caratterizzata da momenti in cui l’occhio colpito sta “bene” (sembra “aperto”) ed altri in cui risulta al contrario “dolente e chiuso” (i proprietari di solito lo definiscono “gonfio”): potrebbe allora essere affetto da una cosiddetta “ulcera indolente o ricorrente”, che da alcuni anni viene internazionalmente denominata SCCEDs (spontaneous chronic corneal epithelial defects).

Le ulcere “indolenti” o erosioni epiteliali recidivanti (REE), sono delle lesioni ulcerative superficiali della cornea, inizialmente non infette, caratterizzate dalla spontaneità di insorgenza e difficoltà di guarigione, che vengono riscontrate frequentemente nel cane, ma che possono colpire più raramente anche il gatto ed il cavallo.

Si presentano con improvviso fastidio o dolore oculare (l’animale tende a tenere l’occhio chiuso e a grattarsi) e risultano “refrattarie” alle terapie comunemente utilizzate (antibiotiche o altro).

Sono di solito colpiti soggetti di età adulta/anziana (> 5-8 anni) di cani di razze diverse, meticci compresi, ma sembrano maggiormente predisposti Boxer, Bouledogue Francese, Bulldog Inglese, Pinscher e Corgi. 

La loro origine risiede in un difetto dell’epitelio corneale (distrofia) che tende a “ulcerarsi da solo” e non è in grado di riparare velocemente come avviene nei cani normali, perché il “collante” intercellulare, costituito da piccole propaggini (desmosomi), nei soggetti malati non viene prodotto adeguatamente.

Ne consegue che queste ulcere possano diventare “croniche” (da qui il termine “indolente”), con una sintomatologia altalenante e ricorrente; spesso gli animali colpiti ricevono terapie topiche per mesi senza raggiungere la guarigione completa e prima che venga emessa la diagnosi corretta.

Queste lesioni infatti devono essere trattate dal Medico Veterinario con particolari tecniche che possiamo definire “parachirurgiche” e che nel 98% dei casi portano alla risoluzione della sintomatologia.

Le procedure in anestesia locale consistono in una “pulizia” (debridement) dell’area ulcerativa con cotton fioc sterili e in una “stimolazione” delle zone limitrofe e sottostanti con la punta di un piccolo ago (cheratotomia a griglia) o con una fresa corneale diamantata (diamond burr), favorendo così l’arrivo di cellule epiteliali sane in grado di riparare il difetto.

I tempi di guarigione medi sono di circa 15-20 giorni durante i quali il cane dovrà portare il collare elisabetta, ricevendo terapie topiche a base di antibiotici e lacrime artificiali.

Solo nel 2% dei casi si dovrà ricorrere ad una “vera” chirurgia in anestesia generale (cheratectomia superficiale). 

Questa patologia non è di solito grave per l’integrità della visione, anche se possono residuare cicatrici corneali più evidenti e, specialmente in soggetti brachicefalici, rare complicanze legate a infezioni batteriche secondarie. 

Inoltre, è bene ricordare che queste “ulcere indolenti” possono recidivare sullo stesso occhio e, più frequentemente, comparire sull’altro anche a distanza di tempo.

In caso il vostro cane (o gatto) mostri dolore oftalmico è bene portarlo rapidamente a visita presso il Medico Veterinario per risparmiare tempo e dolore all’animale, rivolgendosi, quando necessario, ad uno specialista.



Foto di copertina gentilmente concessa dall'Autore

“DVM, Dottore di Ricerca in Oftalmologia Veterinaria Specialista in Clinica e Malattie dei Piccoli Animali (Oftalmologia)”
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