Zecche e pulci vengono spesso scambiate, ma in realtà sono solo accomunate dal fatto di essere parassiti primari ematofagi, cioè che si nutrono del sangue del loro ospite, e vettori di altre patologie.
Le pulci sono ditteri ematofagi, con sei zampe e capaci di compiere dei salti e di muoversi velocemente nel mantello per la forma affusolata, le zecche invece sono aracnidi con otto zampe e le loro dimensioni, a seconda dello stadio biologico e della specie, variano da qualche millimetro fino a quelle di una nocciola nel caso delle femmine adulte ingorgate di sangue.
Nonostante i proprietari di animali da compagnia pensino che la presenza delle zecche si concentri maggiormente nei mesi più caldi, come primavera ed estate, il rischio della presenza di questi parassiti è presente tutto l’anno in quanto la maggior parte di essi vive in ambienti in cui non solo vi sono condizioni climatiche ottimali ma anche ospiti ideali da parassitare.
A conferma della non stagionalità delle zecche, una recente survey che ha coinvolto 64 province italiane e 153 strutture veterinarie, ha evidenziato come il 45,7% dei cani che afferiscono agli ambulatori veterinari siano infestati da zecche, senza che i proprietari se ne siano accorti e alcune specie, come Ixodes ricinus, siano presenti e attive tutto l’anno anche nelle regioni del Nord Italia.
Nel cane e nel gatto, ma anche nell’uomo, la zecca non induce alcuna sensazione di fastidio, pertanto può svolgere la sua azione passando completamente inosservata ed oltre, in caso di infestazioni massive, poter indurre anemie gravi, è responsabile della trasmissione di numerosi agenti patogeni (Tick Borne Diseases).
Malattie trasmesse da zecche (TBD) di più frequente riscontro nel cane e nell’uomo in Italia
Cane
- Babesiosi (Babesia canis canis, Babesia canis vogeli)
- Ehrlichiosi (Ehrlichia canis)
- Anaplasmosi (Anaplasma phagocytophilum, Anaplasma platys)
- Hepatozonosi (Hepatozoon canis)
Uomo
- Febbre bottonosa del Mediterraneo (Rickettsia conorii)
- Borreliosi di Lyme (Borrelia burgdorferi)
Fig. 1 - Patogeni del cane identificati in cellule ematiche.

In termini di biomassa, in Italia, i principali generi di zecche sono Rhipicephalus spp. che rappresenta il 27,5% delle zecche riscontrate nei cani infestati da zecche in nord Italia e nel 36,1% dei cani infestati nel centro-sud. Una distribuzione inversa è invece caratteristica del genere Ixodes riscontrato nel 25,6% e nel 10,8% dei cani rispettivamente nelle regioni settentrionali e del centro-sud Italia.
I generi Dermacentor e Haemaphysalis, seppur abbondanti negli ambienti silvestri, sono riportati rispettivamente nello 0.6% e 0,2% dei cani infestati da zecche a fronte di Rhipicephalus sanguineus, riscontrato nel 63,6% dei cani infestati da zecche, seguito da Ixodes ricinus (30,6%) e I. hexagonus (5,6%).
La “zecca tipica del cane” (Rhipicephalus sanguineus), vettore di malattie come Babesiosi ed Ehrlichiosi, può vivere invece nei pressi delle abitazioni - specialmente nelle crepe e nelle fessure dei pavimenti - in climi asciutti o aridi.
Questa zecca tende ad aggredire l’ospite sugli arti, infatti è di comune ritrovamento soprattutto a livello degli spazi interdigitali.
Il motivo per il quale può essere presente tutto l’anno è che nelle cucce o nelle gabbie degli animali può sopravvivere a basse temperature per diversi mesi senza nutrirsi e in alcuni ambienti, come i canili, può essere presente con densità elevata causando vere e proprie infestazioni massive con rischio di gravissime anemie.
La “zecca dei ricci” (Ixodes hexagonus), infine, è meno frequente delle precedenti, sebbene sia diffusa in tutto il territorio italiano, ma si trova principalmente sui ricci che, frequentando orti o giardini, possono disperdere queste zecche favorendo l’infestazione a loro volta in cani e gatti.

Fig. 2 - Femmina adulta di Rhipicephalus sanguineus ingorgata di sangue dopo il pasto di sangue.
Prevenzioni: i farmaci ectoparassiticidi
Utilizzare un farmaco attivo nei confronti delle zecche sugli animali da compagnia è sicuramente il miglior rimedio, ma come sceglierlo?
Il farmaco ideale è quello in grado di determinare la morte della zecca (Speed Of Kill) entro otto ore dal momento in cui abbia iniziato il pasto di sangue, bloccando quindi la possibile trasmissione di patogeni che avviene durante la fase rapida di assunzione del sangue, quando la zecca rigurgita sulla ferita la parte liquida trattenendo i nutrimenti ematici.
Tra questi, i farmaci antiparassitari ad azione locale (in formulazione spot on, collari e spray) che si disperdono nel biofilm cutaneo senza essere assorbiti annoverano tra i vantaggi quello di non interagire con altri farmaci assunti dall’animale e la possibilità di agire per contatto, espletando un’azione repellente, ma potrebbero non garantire una copertura completa di alcune aree corporee dell’animale, come le zampe.
I farmaci antiparassitari ad azione sistemica (in formulazione spot on o per via orale) consentono invece una copertura di tutte le aree corporee dell’animale e rimangono efficaci nonostante lavaggi intensi o bagni.
La protezione migliore si ottiene abbinando entrambe le tipologie di farmaci seguendo il consiglio del proprio Medico Veterinario.
Vi sono alcuni accorgimenti importanti accorgimenti da mettere in atto, (validi sia per il cane sia per l’uomo) soprattutto se si passeggia in campagna o in montagna in questa stagione.
Dopo ogni passeggiata, soprattutto se svolta in aree boschive o in cui l’erba è particolarmente alta, è bene ispezionare cute e mantello dell’animale a livello degli spazi interdigitali, delle ascelle, del collo, della testa e delle zone peri auricolari.
Nel caso si trovasse una zecca, bisogna afferrarla il più vicino possibile al rostro e alla cute dell’animale, staccarla poi con una pinza sottile o con la punta delle dita - a patto che la mano sia provvista di un guanto - con delicata trazione avendo cura di non schiacciarla.
L’eventuale permanenza del rostro nella cute dell’animale non costituisce un problema poiché viene rigettato in modo spontaneo. La stessa cosa vale nell’uomo con una ispezione accurata di tutta la superficie corporea, specie considerando che le forme larvali hanno dimensioni molto piccole, spesso difficili da essere rilevabili.
Dopo aver rimosso la zecca dalla cute dell’animale o dalla propria sarebbe meglio conservarla in una piccola provetta contenente alcool non denaturato a 95 gradi (alcool ad uso alimentare) perché, in caso di comparsa di sintomi, ciò rende possibile la ricerca di eventuali patogeni direttamente sulla zecca stessa.
Infine, nel tentativo di rimozione è importante evitare di cospargere la zecca con alcool, olio, o farmaci antiparassitari prima di asportarla perché ciò favorisce il rigurgito agonico della zecca stessa e l’immediata trasmissione di patogeni.
I proprietari, invece, dovrebbero utilizzare stivali o scarpe che coprano caviglie e parte della gamba durante le passeggiate negli ambienti boschivi con i propri amici a quattro zampe, specie se frequentati da ungulati selvatici (come cervi e caprioli) per il rischio potenziale di trasmissione della malattia di Lyme o o delle Febbre bottonosa del Mediterraneo molto diffusa in Italia.
È importante ispezionare tutta la superficie corporea al termine della passeggiata e, nel caso venga trovata una zecca, rimuoverla con le modalità descritte sopra avendo cura di conservarla e avvisando successivamente il medico o rivolgendosi a un reparto ospedaliero per la cura delle malattie infettive.
Le immagini Fig. 1 e Fig. 2 sono gentilmente concesse dall'Autore.
Immagine di copertina: Ispezione del mantello di un cane dopo una passeggiata.





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