“Il mio Pet ha un occhio chiuso !”

“Il mio Pet ha un occhio chiuso !”

“IL MIO PET HA UN OCCHIO CHIUSO”

Tornare a casa e trovare il proprio animale domestico cane o gatto con un occhio chiuso o semichiuso (blefarospasmo) è sempre fonte di grande apprensione per un proprietario, che quindi spesso decide di recarsi dal veterinario di fiducia per una visita.
 
Le cause del blefarospasmo possono essere molteplici, da una semplice congiuntivite (ad es. allergica) fino a situazioni ben più serie, come lesioni corneali, che se non trattate correttamente e tempestivamente possono esitare anche in una “perforazione” oculare, con possibile perdita della vista e a volte dell’occhio stesso.
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Fra le situazioni meno gravi che possono verificarsi ricordiamo le blefariti (infiammazioni palpebrali) e i difetti palpebrali come ad esempio l’entropion, che consiste in una inversione interna del margine della palpebra (superiore o inferiore), con conseguente irritazione della cornea da parte dei peli o ciglia e comparsa di cheratite (infiammazione) o ulcere corneali.

L’entropion ha spesso anche una base ereditaria e si può manifestare, a seconda della razza, già a partire dai primi mesi di vita fino ai 2-3 anni di età, in particolare nelle razze di taglia grande o gigante. Fra le razze più colpite troviamo i brachicefali, il Labrador, il Rottweiler, i molossoidi e, nel gatto, il Main Coon.

L’animale (cane o gatto) presenterà occhio semichiuso o chiuso con fastidio, lacrimazione e arrossamento oculare, con tendenza al grattamento (per questo motivo è sempre consigliabile l’impiego preventivo di un collare elisabetta). La soluzione è quasi sempre chirurgica ed è preferibile una valutazione specialistica per decidere in quale momento sia più appropriato intervenire e in che modo.

Anche la cheratocongiuntivite secca (occhio secco), conseguenza di deficit quali-quantitativi del film lacrimale, può essere responsabile di blefarospasmo e arrossamento oculare. In questo caso sono colpiti più frequentemente animali adulti o anziani, in particolare Shih-tzu , Cavalier king Charles Spaniel e Bulldog Inglese; la terapia, che deve essere protratta a vita, consiste nell’applicazione di colliri o pomate antinfiammatorie e antibiotiche, sostituti lacrimali e farmaci che vadano ad incrementare e migliorare la produzione lacrimale stessa. 

Le cheratiti e le ulcere corneali sono molto fastidiose e dolorose e sempre potenzialmente gravi per il mantenimento di una buona capacità visiva.

Le cheratiti non ulcerative, come ad esempio il “Panno del Pastore Tedesco” (cheratite superficiale cronica), si manifestano spesso con un arrossamento congiuntivale e progressivo opacamento della cornea per l’infiltrazione da parte di cellule infiammatorie e vasi. Se non trattate tempestivamente con immunosoppressori e antinfiammatori possono portare anche a una riduzione notevole della vista. 

Le ulcere corneali rappresentano lesioni della superficie oculare (la cornea) la cui gravità è legata alla causa (ad es. traumatica o infettiva), alla estensione e soprattutto alla profondità; il trattamento deve essere appropriato, spesso solo con terapia medica ma a volte anche chirurgica.

Sono possibili inoltre delle ulcere “spontanee”, le cosiddette SCCED, ovvero erosioni superficiali che non riescono a guarire da sole per un difetto dell’epitelio corneale (ulcere recidivanti). Il loro trattamento richiede spesso una valutazione specialistica con eventuale fresatura corneale, cheratotomia o, più raramente, cheratectomia.

Altre due patologie frequenti e gravi sono le uveiti e il glaucoma. Le prime sono infiammazioni della parte vascolare dell’occhio (uvea), mentre il glaucoma è caratterizzato da un aumento della pressione oculare con conseguente degenerazione di nervo ottico e retina e improvvisa o progressiva cecità.

Si manifestano entrambe con dolore oculare più o meno intenso, iperemia dei vasi sclerali e edema corneale (aspetto bluastro della superficie oculare); possono essere a volte anche uno la conseguenza dell’altro, ma si differenziano per aspetto clinico, diametro pupillare e tono pressorio. Queste malattie hanno purtroppo spesso una prognosi riservata o infausta per la visione e quindi vanno riconosciute e trattate rapidamente per evitare le complicanze e controllare il dolore.

In conclusione

Quando un animale (cane o gatto) manifesta un blefarospasmo completo o incompleto, è sempre consigliabile non sottovalutare la cosa e recarsi il prima possibile dal proprio veterinario per un primo consulto ma, se il problema persiste, sarebbe bene consultare uno specialista in materia di oftalmologia.
“DVM, Dottore di Ricerca in Oftalmologia Veterinaria Specialista in Clinica e Malattie dei Piccoli Animali (Oftalmologia)”
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